Grandi investimenti, grandi idee, grande fallimento: Songbird

Songbird

Il 28 giugno 2013 è la data in cui ha definitivamente chiuso i battenti Songbird, una via di mezzo tra un lettore multimediale on line e un browser open source dedicato alla musica digitale.

La sua storia è iniziata nel 2007, quando i Pioneers of the Inevitable (nome già di per sé impegnativo, con il senno di poi…) crearono questa startup, che si proponeva di entrare in competizione con le altre grandi big del mercato della musica on line.

Ma quali erano le particolarità di Songbird? Perché, se grandi colossi come Phillips o Atlas Venture (e Sequoia Capital)  hanno creduto nel progetto al momento della sua nascita, investendoci un gruzzoletto come 17 milioni di dollari, di sicuro questa società doveva avere un appeal non indifferente.

Ecco in breve le sue caratteristiche:

  1. La piattaforma offriva non solo musica in streaming, ma anche di ottima qualità. Il formato preferito era il FLAC, cosa che garantiva prestazioni audio davvero eccellenti
  2. completamente gratuito Songbird permetteva di gestire la navigazione web e la musica direttamente dalla stessa finestra
  3. si potevano utilizzare e riprodurre le playlist di Youtube
  4. il codice-base del programma permetteva di renderlo facilmente malleabile: questo vuol dire che potevano essere creati dei servizi e dei plug-in fortemente personalizzati e adattabili ai gusti di ogni utente. Cosa che rendeva il prodotto altamente ed ulteriormente vendibile a terzi

Tutto ciò, unito al grande successo attuale della musica in streaming, ci fa arrivare alla fatidica domanda: perché il povero Songbird non ha continuato a svolazzare felice nel suo mondo on line? Cosa non ha funzionato?

Inutile dire che i concorrenti, sia nel mercato della musica digitale che nello streaming, sono davvero tanti, agguerriti e con una base finanziaria molto solida (basti pensare ai soliti Amazon, iTunes o Spotify). In più le funzionalità di Songbird appesantivano parecchio i sistemi operativi su cui giravano, gravando sui consumi di risorse e rendendo i pc molto lenti. Ma l’errore più grande, come ammette lo stesso AD – ormai ex-AD – dell’azienda, Eric Wittman, è stato non saper far evolvere il servizio prima che finissero i contanti da investire.

Piattaforma di Songbird

Invece di limitarsi ad essere un prodotto gratuito Songbird avrebbe potuto diventare uno strumento money grabber perfetto. In che modo? Rivolgendosi direttamente all’utente finale, offrendo raccolte personalizzate di musica in remoto, audio in alta definizione su abbonamento e sfruttando gli ampi spazi pubblicitari che questa operazione gli avrebbe messo a disposizione.

Partito insomma con grandi investimenti, grandi idee, grandi potenzialità, ma naufragato per un semplice errore di tempistica. So close yet so far.

E l’insegnamento che ne ricaviamo? È sempre quello: chi si ferma è perduto! Ma anche chi non si muove abbastanza velocemente lo è.

E Songbird ci insegna che, a volte, per esser veloci non bastano nemmeno le ali.

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