L’incapacità di innovarsi ha portato al fallimento di Blockbuster

Blockbuster

Chi di voi non ha mai noleggiato almeno un film da Blockbuster?

60 milioni di soci, punti vendita in 25 paesi, 4800 negozi solo negli Stati Uniti. I numeri sono esorbitanti, di quelli che fanno restare a bocca aperta, eppure nemmeno queste cifre incredibili hanno permesso a Blockbuster di salvarsi dal fallimento. Perché, se non si è in grado di evolversi per restare al passo con i tempi, anche i giganti possono cadere.

Ma andiamo con ordine, torniamo al 1985 quando a Dallas, in Texas, Blockbuster aprì il suo primo negozio. Tutti pensano che il fondatore dell’azienda sia stato H. Wayne Huizenga, ma non è così. Il vero ideatore fu David Cook, che approfittò del brusco rallentamento di petrolio e gas per dar vita a quello che sarebbe stato il colosso americano del noleggio film.

Mai sentito nominare?

Non siete gli unici, lo si potrebbe definire il Pete Best del commercio video! Cook, però, a differenza dell’ex Beatle, è diventato miliardario vendendo l’azienda a Viacom nel 1994. Il noleggio e la vendita di film, infatti, si dimostrarono fin da subito un mercato in forte espansione e con buoni profitti, tanto che, tra il 1985 e il 1995 il numero dei negozi Blockbuster raggiunsero quota 4800 solo negli Stati Uniti!

Da qui la strada verso il successo ed il guadagno fu in discesa. Negozi comparvero in Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Gran Bretagna, Portogallo, Danimarca, Israele, Messico, Argentina ed Italia. Ci fu anche un’acquisizione da parte di Viacom per 8,4 bilioni di dollari: così tanti zeri che la parola crisi non era nemmeno contemplata nel vocabolario dell’azienda statunitense.

E molti di voi ricorderanno un IPO di successo.

Già all’inizio del 2000, però, Blockbuster aveva trovato la sua nemesi: Netflix, un servizio di noleggio di DVD e videogiochi via Internet, che venivano recapitati a casa via posta. La leggenda vuole che Reed Hastings, suo fondatore, abbia dato il via all’azienda dopo aver pagato 40 dollari di multa per aver restituito Apollo 13 in ritardo al suo Blockbuster di fiducia.
Che la storia sia vera oppure no, il risultato è indiscutibile: Netflix aveva iniziato a far vacillare Blockbuster.
Il gigante blu e giallo che da solo aveva fatto tremare tutta Hollywood, convincendo la gente che guardare film nella comodità del salotto di casa propria era meglio, si trovò ad essere vittima, come il cinema prima di lui, di quella “teoria dei nuovi prodotti” che ne aveva fatto la fortuna. Il cinema ucciso dal dvd, i dvd uccisi da Internet.

Se a questo aggiungete l’avvento della televisione digitale on demand e Internet con i suoi negozi virtuali come iTunes ed Amazon, capirete il tracollo di Blockbuster. Un duro colpo sferrato a suon di migliaia di film tra i quali scegliere grazie semplicemente ad un decoder, un abbonamento mensile o annuale e un click.

Internet, pay-per-view e pirateria informatica, quindi, sono sicuramente responsabili del fallimento dell’azienda, ma non sono gli unici. Il vero colpevole? Blockbuster stesso, con la sua incapacità di adeguarsi agli ultimi standard tecnologici. Niente soluzioni innovative e competitive, niente clienti, niente guadagni.

Netflix, invece, che solo quattro anni fa era a rischio fallimento, ha riorganizzato il proprio servizio di video-noleggio con consegna casalinga, riciclandosi in sito di streaming a pagamento, per allargare poi le sue attività fino a diventare addirittura casa di produzione. A febbraio 2013, infatti, è iniziata l’operazione House of Cards, una serie televisiva adattata da Beau Willimon per il servizio di streaming Netflix. La Logica? Attrarre nuovi abbonati con un’abbuffata di episodi e fidelizzarli. Ma soprattutto convincere gli investitori!

Lo stesso Beau Willimon ha affermato “Questo è il futuro, lo streaming è il futuro. La TV non sarà TV da qui a cinque anni… tutti saranno in streaming”.

Netflix, dunque, ha saputo rinnovarsi, per questo è ancora presente e dinamica sul mercato.

Anche i cinema sono riusciti ad innovarsi, migliorando il servizio, lavorando sulla qualità degli stessi, spingendo le case cinematografiche ad una continua ricerca di nuove soluzioni “cinema based”.

E Blockbuster? Non può far altro che osservare tristemente i titoli di coda che segnano la fine del film che l’aveva come protagonista.

E’ un problema del mercato? No, tutti i mercati evolvono. Sono i player che vi operano che devono sapersi adattare.

Chi pensa infatti sia stato inevitabile il tracollo a causa dei cambiamenti e degli sviluppi tecologici vuol dire che non ha capito niente.

Blockbuster fallimento

 

Versione inglese dell’articolo qui.

3 Comments

  1. Anche gli americani in rari casi non riescono ad evolvere il proprio modello di business, curioso il fatto che in Italia sia l’esatto opposto: noi in rari casi ci riusciamo 😀

    Non capisco però come un’azienda che sia stata così innovativa all’epoca non sia riuscita a vedere ciò che lei stessa aveva visto anni prima, cioè che il mondo in cui si muoveva stava cambiando e bisognasse seguirlo alla svelta….

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  2. Volevo segnalare come causa della discesa di Blockbuster anche il mancato sfruttamento della così chiamata “long tail”, dunque il focus sulla miriade di piccoli film di nicchia, troppo costosi da tenere fisicamente sugli scaffali per essere venduti così poco, che però nella totalità sono in grado di fatturare più dei film best seller, a questo si collega sicuramente anche il vantaggio di Netflix nell’utilizzo delle nuove tecnologie per rinnovarsi e non solo ovviare, ma trasformare in un punto di forza questo problema.

    Rimando a questo articolo molto interessante che tratta anche in modo più ampio questo argomento, con riferimenti anche alle differenze tra le politiche di marketing adottate da Blockbuster e Netflix http://www.wired.com/wired/archive/12.10/tail.html .

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