Quanti errori dietro al fallimento di Everpix, un’ottima APP per la gestione delle foto

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Se in un precedente articolo abbiamo parlato della fine di una brillante startup per mancanza di passione, questa volta spostiamo l’attenzione su un caso diametralmente opposto. L’esempio di Everpix, infatti, trabocca di passione.

Questa startup, nata a San Francisco nel 2011, sparirà definitivamente dal web il 15 dicembre 2013. E tutto ciò nonostante gli enormi sforzi fatti da Pierre-Oliver Latour, il suo ideatore, per tenerla in vita. Già, perché una volta finita l’abbondante somma iniziale di quasi 2 milioni di dollari versata dagli investitori (tra cui Index Ventures e 500 Startups), per evitare il collasso Latour ha tentato le uniche due soluzioni possibili: trovare altri finanziamenti o vendere. E ci ha provato. E riprovato. E riprovato ancora. Ma i suoi sforzi, purtroppo, non hanno dato frutti, quindi.. bye bye Everpix!

Ma partiamo dall’inizio. Everpix, una delle migliori app al mondo per la gestione di foto, è stata creata da Latour, un francese 34 enne che aveva venduto la sua prima azienda ad Apple nel 2003. Si trattava di Pixel Shox Studio, un software di motion-graphic successivamente rinominato Quarz Composer e diventato una parte essenziale del sistema OS X.

Una volta in Apple, Latour ha incontrato Kevin Quennesson (in Apple era project leader del team di Quartz Composer), un altro francese con un forte background in fisica e matematica e molto conosciuto per brevetti nel campo dei processori di immagini e sistemi di interfacce grafiche.

Insieme, Latour e Quennesson, hanno creato la società.

L’obiettivo di Everpix? Diventare lo strumento perfetto per gestire le proprie foto nel modo più semplice ed ottimale possibile. Un problema reale per la gran parte degli utenti che oggi, grazie alle fotocamere digitali, smartphone e tablet, riescono a scattare sempre più fotografie ma, di fatto, sono sempre più “scollegati” e lontani dalle stesse.

Scatta oggi, scatta domani, prima o poi bisognerà mettere in ordine tutte queste foto, creare cartelle, salvarle per data, ora… insomma, un casino… soprattutto se non si è costanti nel tempo! Su internet esistono attualmente molti servizi che consentono di effettuare l‘upload gratuito delle proprie foto, una specie di storage online in cui poterle salvare e rivederle in qualsiasi momento grazie ad una connessione ad internet.

Anche Everpix faceva questo ma, in più, creava ordine al posto degli utenti. Bastava scaricare questo splendido programma e dimenticarsi del problema.

Set it and forget about it.

Non solo. Il software era veloce, l’interfaccia pulita e ad alta usabilità. Permetteva di caricare immagini da diversi device, come smartphone, fotocamere digitali, tablet, ma anche da Facebook e Instagram. Per poi rivedersele in un secondo momento ben archiviate secondo diversi tag. Questa è la parola chiave che mancava alle altre app di questo genere: organizzazione.

Everpix prendeva tutte le foto che si era deciso di caricare e le sistemava in base alla data, creando ordine tra centinaia e centinai di scatti e facendo così risparmiare moltissimo tempo. Non solo, erano state create anche alcune categorie personalizzabili particolari, come gli “Highlights”. Il tutto gratuitamente, con eventuale servizio a pagamento (4.99 dollari al mese o 49 all’anno), per chi voleva assicurarsi la possibilità di archiviare una quantità infinita di foto.

Il prodotto era quindi buono, molto buono e gli investimenti di partenza abbondanti. Oltre agli 1.8 milioni di dollari del 2011, infatti, nel progetto furono investiti altri 500 mila dollari da Index Ventures l’anno successivo. Ma nonostante ciò, il team Everpix non è riuscito in questi mesi ad ottenere un Round A di finanziamento da 5 milioni di dollari, malgrado diversi tavoli aperti su questo tema.

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Quindi buon finanziamento iniziale, bella idea, team sulla carta all’altezza e con l’esperienza giusta per gestire quest’azienda e con un ottimo know how nel settore (i due fondatori Laour e Kevin Quennesson).

Quali risultati hanno ottenuto? Poco meno di 19 mila utenti!

Come mai? Quali sono stati gli errori commessi che hanno portato alla chiusura del servizio?

In estrema sintesi: i founder hanno investito troppo tempo (e soldi) sul prodotto e troppo poco sulla distribuzione e sullo sviluppo commerciale. In particolare:

1)     Ossessione per la perfezione. Il finanziamento di 1,8 milioni di dollari è stato utilizzato quasi esclusivamente per lo sviluppo della piattaforma e del servizio, senza curarsi di un aspetto fondamentale di ogni investitore: la crescita! Invece di uscire e spingere il servizio già esistente, troppa focalizzazione sul creare il prodotto “perfetto” e zero investimento in marketing e sviluppo commerciale

2)     Il fatturato raggiunto con le sottoscrizioni è stato di soli 254 mila dollari

3)     L’investimento non utilizzato per crescere (simile al punto 1) ma per “arricchirsi”. Guardate come è stato bruciato il capitale iniziale:

  1. 566mila dollari in spese legali e di consulenza
  2. 129mila dollari in spese per l’ufficio
  3. 360mila dollari in spese operative
  4. 1,411mila dollari in costo del personale! 7 dipendenti, una media di 200k cad. Assurdo!

4)     Pitch per gli investitori mediocre. In un mercato come quello americano, ipercompetitivo, gli errori si pagano!

5)     Everpix non è riuscita a posizionarsi come valida alternativa ai servizi offerti da Apple e Google (che offrono servizi meno evoluti ma gratuiti)

6)     Gli sviluppatori non sono riusciti (e forse non hanno nemmeno provato) a rendere più semplice ed intuitivo l’utilizzo del software

Chi utilizzava il sistema, lo amava sinceramente. Su ITune Store l’app ha 4,5 stelle di rating su oltre mille recensioni, il 12,4% degli utenti free diventava a pagamento (contro il 6% di Evernote).

Everpix ha creato davvero una bella app, ma purtroppo non è stato sufficiente per tenere il servizio in vita. Complimenti alla squadra di Everpix per l’onestà con cui ha gestito la chiusura e per aver affrontato al meglio le difficoltà nei suoi ultimi giorni.

Adesso quello che rimane è un’istantanea in bianco e nero di una società sconfitta dalle leggi del mercato. Una fotografia preziosa, da vedere e rivedere, per imparare dagli errori altrui un’altra, preziosissima, lezione.

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English version of the article here.

5 Comments

  1. sconfitta? bisogna sempre tenere conto delle leggi del mercato che sono un pò come le leggi si conservazione della razza e dell’evoluzione. cfr. darwin. questo se non altro mi sta dando il senso che sto andando nella direzione giusta

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  2. forse effettivamente le spese erano troppe…magari quei soldi potevano essere investiti nella parte commerciale…però c’è da dire pure che dal divano di casa è facile parlare ma nella realtà è tutta un’altra storia e bisogna starci dentro per capire determinate cose..

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  3. “ma solo 12,4% degli utenti free diventava a pagamento (contro il 6% di Evernote).”
    Quel ‘solo’ mi sembra fuori luogo (infatti credo che nell’articolo di The Verge il dato non fosse presentato in questo modo). Di fatto Everpix aveva delle conversion doppie rispetto a quelle di Evernote, che tutti sappiamo essere un servizio di grandissimo successo. Per come la vedo io il 12% delle conversion su un servizio che era ampiamente utilizzabile in modo gratuito è un grande successo. Il problema quindi non è nella proporzione di utenti paganti sul totale, ma sul fatto che Everpix non è riuscito a crescere; e non è riuscito a crescere principalmente perchè non è riuscito a comunicare agli utenti il valore del servizio. La nicchia di utenti che ha trovato, però, era una nicchia di valore. In ottica di sviluppo di soluzioni simili in futuro, la testimonianza di Everpix è molto interessante..

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  4. assieme al servizio vero e proprio bisogna necessariamente sviluppare una campagna promozionale che comunichi efficacemente il servizio, le cose si perfezionano nel tempo, anche seguendo i dati scaturiti dai risultati della promozione.

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